Era necessario proporre e sostenere per l’osteopatia la soluzione della professione sanitaria nell’ambito della legge 3/2018?
Sì, era necessario sostenere per l’osteopatia il riconoscimento come professione sanitaria autonoma nell’ambito della Legge 3/2018, poiché le alternative disponibili avrebbero comportato significative limitazioni per la professione.
In particolare, una delle ipotesi più frequentemente prospettate, con tanto di proposte emendative documentate, era quella di configurare l’osteopatia come una specializzazione o una branca della fisioterapia. Tale soluzione avrebbe però determinato la perdita dell’autonomia professionale dell’osteopata, subordinando il percorso formativo, l’identità professionale e l’esercizio delle competenze a una professione già esistente. Tale soluzione avrebbe chiaramente impedito l’esercizio della professione a tutti i diplomati del tempo pieno e più in generale ai professionisti sprovvisti di titolo di fisioterapista.
Il riconoscimento come professione sanitaria autonoma ha invece consentito di preservare la specificità culturale, scientifica e professionale dell’osteopatia, garantendo la definizione di un proprio percorso formativo universitario, di competenze distintive e di un ordinamento professionale dedicato.
Pertanto, sostenere questa soluzione non è stato soltanto opportuno, ma rappresentava la scelta più coerente per assicurare il pieno riconoscimento dell’osteopatia e la sua autonomia all’interno del sistema sanitario.